Lavoratori ex-UTR ed Emendamento D’Eramo: quale progetto per i lavoratori del Cratere?

L'aquila -

In queste ore stiamo leggendo annunci di soddisfazione da parte del deputato aquilano della

Lega Luigi D’Eramo e del Sindaco dell’Aquila Biondi per l’inserimento di un emendamento nel

decreto Genova che riguarda i lavoratori RIPAM assunti con il concorso Ripam Abruzzo a tempo

indeterminato ma con l’ormai nota assurda scadenza del 2021-2023.

L’USB ha chiesto più volte che venisse studiata una soluzione per garantire a questi lavoratori la

certezza del contratto a tempo indeterminato a cui i lavoratori Ripam avevano ed hanno

pienamente diritto per il concorso che hanno vinto, senza scadenze assurde e contrastanti con

la natura del contratto come quelle disposte dalla Legge Barca.

Ma l’USB ha anche chiesto che si pensasse ad una soluzione di ampio respiro che cercasse anche

e soprattutto di capitalizzare queste risorse che negli anni avranno sviluppato capacità e

competenze specifiche nel campo della Ricostruzione.

Di fronte all’emendamento di D’Eramo, se da una parte è apprezzabile l’interessamento alla

problematica di questi lavoratori, dall’altra l’USB non può non evidenziare le criticità che

permangono.

Se è vero che l’emendamento in questione va ad intervenire sulla Legge Barca del 2012

eliminando l’assurda clausola del 2023, è vero anche che per come è scritto incardina

definitivamente i lavoratori in una dotazione organica “ampliata” dei Comuni con i quali sono

contrattualizzati disponendo un incremento definitivo della stessa dotazione organica dei Comuni,

mentre con la Legge Barca tale incremento era “temporaneo” e appunto fino al 2021, ovvero

fino al termine della ricostruzione.

Questo in altre parole significa che ad esempio il Comune dell’Aquila si troverà ad avere una

dotazione organica allargata di ben 128 lavoratori pagati dallo Stato, in più oltre alla dotazione

organica ordinaria.

Se prendiamo in esame gli altri Comuni del Cratere sismico, vediamo ad esempio che il Comune

di Montorio al Vomano si troverà così una dotazione organica allargata di ben 9 lavoratori RIPAM,

in un Comune che conta senza di loro solo 32 dipendenti. In pratica con i dipendenti RIPAM la

dotazione organica viene allargata del 30%, ovvero un terzo. Un numero enorme, contando

inoltre che 7 di 9 sono profili tecnici D e C (architetti/ingegneri), ove allo stato attuale

nell’organico di Montorio vi sono solo 2 tecnici profilo D in servizio, numero giusto e commisurato

alle esigenze di un Comune di tali dimensioni.

Ma questo non è il caso più eclatante. Altri esempi? Il Comune di Caporciano, un comune di 215

abitanti, con una dotazione organica di 3 dipendenti, si è trovato ben 8 lavoratori RIPAM. Il

Comune di Goriano, 528 abitanti, 1 solo dipendente fisso, 2 dipendenti a scavalco, si troverà con

altri 9 dipendenti RIPAM.

Inoltre l’emendamento di D’Eramo ha posto già in allarme alcune amministrazioni, le quali di

fronte alla dicitura “nella misura corrispondente al personale in servizio al 30 settembre 2018”

stanno assumendo l’intenzione di non sostituire il personale andato via e quindi non in servizio

alla data del 30 settembre.

Le domande sorgono spontanee:

• Fra pochi anni (2023?) terminata la ricostruzione, avremo dei dipendenti

pubblici, ingegneri o architetti a spasso nei corridoi dei comuni del cratere?

Se questa è la prospettiva, viene forte il sospetto che fra qualche anno si rimetterà

nuovamente mano alla Legge Barca che ha istituito questi posti, e verranno facilmente

determinati degli esuberi, gli stessi esuberi che si voleva evitare.

• La politica ha un progetto per questi lavoratori, dopo che peraltro avranno speso anni

nella ricostruzione e avranno accumulato competenze e professionalità specifiche in

questo campo? Perché quel che si evince dai passi fatti in questi anni è proprio l’assenza

di un progetto, sembra che si navighi a vista, rischiando però così di generare ulteriori

danni.

• Si è tenuto conto che i lavoratori ripam ex-Uffici Territoriali, ovvero quelli in servizio

presso i Comuni del cratere diversi da L’Aquila, si trovano in questo frangente in una

“terra di mezzo” in quanto contrattualizzati con i comuni del cratere ma per legge ora in

servizio presso l’Ufficio Speciale per i Comuni del Cratere (USRC) di Fossa e da

quest’ultimo gestiti come personale?

Per i lavoratori RIPAM contrattualizzati con il Ministero delle Infrastrutture e in servizio

presso l’USRC la legge Barca prescrive chiaramente che “alla cessazione delle esigenze

della ricostruzione e dello sviluppo del territorio coinvolto nel sisma del 6 aprile 2009,

tale personale è assegnato al Ministero delle infrastrutture e dei trasporti per finalità

connesse a calamità e ricostruzione.”

Quanto previsto dalla legge Barca, per esempio, è un progetto per dei lavoratori, peraltro

di buon senso in un paese come il nostro colpito frequentemente da eventi disastrosi.

Perché infatti si dovrebbe disperdere le risorse o far perdere senso al loro percorso?

Non era forse il caso di pensare ad una soluzione che inglobasse i lavoratori del cratere

sismico in un progetto più ampio esattamente come i lavoratori del MIT in servizio presso

l’USRC o l’USRA, magari implementando questa task force per le emergenze già

prevista dalla legge Barca, allargando le dotazioni organiche proprio del MIT,

che essendo un ente centrale avrebbe sempre modo di destinare queste risorse altamente

qualificate a scopi specifici, peraltro in un momento in cui proprio il Governo e vari

ministri, da Toninelli a Bonisoli, parlano di enormi carenze di organico tecnico

nei ministeri?

Non è il caso di studiare una soluzione logica, proficua e di buon senso, evitando soluzioni

che rischiano solo di generare ulteriori complicazioni e sprechi di risorse, economiche e

umane?

 

 

P./ USB P.I. Enti Locali